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Signora mia
un'isola ti accoglie in atterraggio
senza stazioni e porti
per sventolii di mani alle partenze
senza più note per musicare arrivi
e squilli che riempiano le assenze
solo una radio a pile consumate
che gracchia a tratti pezzi di una vita
e reclamizza a vuoto
memorie accantonate e già scadute
Signora mia
non c'è più fretta
all'ombra dei ritratti ancora appesi
sui rami di una pianta rinsecchita
solo voci in sordina
da pagine sepolte nella rena
e passi muti
senza il timore antico di cadere

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