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No, non scacciare questo pensiero…
del quale ho risalito la sorgente
nel tuo cuor ora in conflitto,
tra solitudine, il voler e non volere
s’è ahimé ferito
e or grida muto e sofferente.
No, non vivere i miei silenzi…
che pur sono reali al tuo sentire:
son silenzi sordi e prigionieri
in un maniero senza nome e senza porte,
dove i sogni persi
vagando cercano ansiosi una via di fuga.
Lascia che ancor sia la vita…
quel fiume in cui immergere l’amore
come la voce quando a un coro è unita
a cento, mille note in una
e nel riascoltar dolcemente quella voce
mi possa dissetar senza più fine.
Certo son io, che s’accenderà un sorriso…
tra le tante lagrime di gioia:
sarà come il Sole acceso
che brillando sull’onde del mare
renderà la vita un canto assai soave
tornato a noi per riportarci vita.
Nell’attesa che questo sia compiuto…
or placa il dolore pensando alla mia voce
che a dir tuo è sempre così viva.
Divenga compagna, sussurro, lode
e certa amica,
anche nelle sere povere di stelle
in cui la Luna non ti darà il suo aiuto.
Nell’attesa di un alba inaspettata…
grida nel petto tuo con canti di liberazione,
questo tuo sogno che a ognòr appare più reale.
Nell'attesa che il pensier diventi materiale
afferra la mia mano, anche se virtuale,
oh amica vera, sfiora le dita!
Con te unita sarà capace
di condurci assai lontano...
nella luce, oltre il sole e nella pace!

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