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Oltre la
più lontana galassia,
oltre il nostro universo,
Là volava mio fratello.
Spaziava con la mente,
pronto con il suo bagaglio,
ad intraprendere un viaggio
nello spazio infinito,
tra pianeti scioccanti,
tra soli inquietanti.
La bestia l'aveva colpito,
come guerriero aveva lottato,
in battaglia sofferto,
ferito aveva sperato.
Pur conoscendo il nemico,
non un solo pianto.
Le sue ossa si consumavano,
la droga più non bastava.
Non di schianto,
ma subdolo
l'ignobile agiva.
Sul letto dell'ospedale,
lui immobile e lontano,
la sua voce muta,
ferma la sua mano.
Forte lo salutai,
mi sentì, mi riconobbe.
Con sforzo, un attimo solo
aprì gli occhi ancor vivi.
E solo quelli lui usò,
per farmi ben capire:
il suo viaggio iniziava.
Non piango.
Nel sole più splendente,
della galassia più lontana,
là sorride mio fratello,

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