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Senza Titolo
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Tu che mi sei figlio a
lungo amato
nel tuo egoista vivere correndo
non avverti il mio morire lento?
Un malore tormentato mi scuote
e sgretola veloce ghiacciai e monti,
il mio essere ora è febbricitante
e l’aria feroce brucia nei polmoni.
Un morbo sconosciuto è in me diffuso
e chiede pioggia per essere calmato
e vomita uragani per nettarmi il sangue.
Un tremito continuo mi tortura,
solleva le pianure piegandomi la pelle
e nel mio corpo da linfa già svuotato
scoppiano in processione pustole
e nascono ferite che piegano maree.
Ti sono stata amorosa madre
uomo che da sempre mi devasti,
per te ho creato la luce e il fuoco
e quei raccolti che ancora divori
nella tua folle cieca ingordigia.
Salvami figlio, tornami la pace
in questo corpo che ti è casa.

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Renato Fedi
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