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Quando quella musica mi sfiorò, il tempo si arrese.
Quello stesso tempo che lentamente mi aveva salvata da me, con il suo
incedere lento e rassicurante, ora si era fermato. Per sempre.
Un orologio impazzito, lancette pietrificate da un’emozione troppo
forte.
Non era possibile che dopo tanti anni quelle note giungessero fin lì, in
quel luogo affollato di presenze sconosciute e traboccante della mia
assenza.
Poi, d’improvviso quella musica. La mia musica.
L’aveva creata lui. Per me.
Per me aveva inventato note sconosciute, per me le aveva plasmate ed
intrecciate in quel ricamo melodioso e salvifico.
Usando tutti i tasti della sua vita, aveva composto la colonna sonora
della mia anima.
Era una musica lenta, mite, delicata. Sussurri d’amore che volteggiavano
nell’aria.
Era una musica che riusciva a cullare la mia inquietudine interiore, a
curare le mie ferite, ad accarezzare la mia emotività sempre in bilico
sull’orlo di me stessa.
Non seppi mai come fece a toccare le corde della mia fragilità, ogni
accordo una sfumatura di me.
E io non so, ma quello che sentii dentro la prima volta che l’ascoltai,
fu un brivido: un brivido di paura e di speranza. Perché qualcosa si
sciolse come per incanto dentro me ed io cominciai a piangere. Era il
suo regalo, quello di ricondurmi alla vita.
E fu il suo ultimo regalo prima che il destino spense ogni nota ed il
sipario calò per sempre su quel pianoforte. Beffardo il destino!!! Non
fai in tempo a ritrovarti che già ti sei perso di nuovo e questa volta
per sempre.
Non ascoltai mai più quella musica che conoscevo solo io e da allora mi
limitai a sopravvivere.
Finché quel giorno, in un luogo affollato di presenze sconosciute e
traboccante della mia assenza, quelle note mi travolsero scuotendomi dal
mio torpore.
Solo lui conosceva quella musica. Era il suo messaggio per ricondurmi
alla vita.

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