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“Non chiedermelo. Non saprei rispondere senza deluderti”.
E si voltò ad osservare il silenzio tra le onde fumose di una sigaretta
appena accesa.
Non accennò ad andare via né ad allontanarsi da me, solo quel fumo a
creare un’inconsapevole barriera tra di noi.
Forse sperava che io insistessi a sollecitare risposte mai avute, forse
desiderava sentirsi costretto a liberarsi dal peso di un passato che
sembrava sempre più sottrargli il suo presente.
Rimase lì, immobile, davanti a me eppure così distante!
L’impercettibile movimento delle spalle mi dava il ritmo del suo respiro
inquieto e rabbioso.
Potevo sfiorare i suoi pensieri e sfogliare i suoi ricordi fino ad
imbattermi in quelle pagine bianche scritte con inchiostro di lacrime.
Le ho accarezzate quelle pagine, tante e tante volte quasi a voler
leggere in controluce il peso di parole che mai si posarono su di esse.
Poi, all’improvviso, sentii un respiro più profondo e vidi la sigaretta
ancora accesa rotolare a terra in un gioco di scintille che illuminarono
l’oscurità della sera e dei pensieri.
Sembrava una resa e la barriera di fumo che a poco a poco svanì ne fu la
conferma.
Lo vidi reclinare la testa in avanti, come chi non ha più energie, come
chi si arrende davanti al nemico o davanti a se stesso. La
consapevolezza di anni persi in questa guerra e quel nodo in gola, quel
grido d’aiuto soffocato che è dolore per chi lo prova ed è dolore per
chi quel grido riesce ad ascoltarlo nell’impotenza di contenerlo.
Aspettai ancora un pò avvolta in quel silenzio surreale. Il mio respiro
ad accompagnare il suo.
Raccolsi quella sigaretta ancora accesa e tirai l’ultima boccata come a
voler inspirare i suoi pensieri, come a volergli evitare il dolore di
dare voce a parole imbrigliate sul fondo dell’anima.
Poi spensi quella fioca luce fumante e osservando il suo stesso silenzio
dissi:
“Quando sarai pronto a scrivere quelle pagine bianche, io amerò
leggerle”

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